Immigrati sotto Trump II/1
Corpi, tatuaggi e messaggi politici:
rivediamo la foto choc della ministra Usa
La segretaria alla Sicurezza Noem
ha posato di fronte a 238 venezuelani deportati:
«Venite nel nostro Paese illegalmente?
Finirete così».
I disegni sulla pelle
come prova di appartenenza alle gang
Immigrati sotto Trump II/1
Kristi Noem
ha scelto lo sfondo
con cura:
una delle maxi-celle
dove decine
di detenuti
restano ammassati
24 ore al giorno.
Alle spalle,
dietro le sbarre,
spunta un gruppo
dei 238 venezuelani
deportati in Salvador
il 16 marzo,
con le teste rasate
e senza maglietta,
in modo da mostrare
i tatuaggi.
Un dettaglio
quest’ultimo
non casuale:
i disegni
sulla pelle
– secondo le accuse
di familiari
e organizzazioni
per i diritti umani –
sono stati esibiti
come “prova”
dell’appartenenza
dei migranti
alla gang
Tren de Aragua.
Immigrati sotto Trump II/1
Con un berretto
calato sul volto
e al polso
un orologio
di lusso
in bella vista,
la ministra alla
Sicurezza Usa
si è piazzata
davanti alle sbarre
per registrare
il proprio
video-messaggio
subito diffuso su X:
«Se venite
nel nostro Paese
illegalmente,
questa è una
delle conseguenze
che potrebbe
accadervi.
Sappiate che
questa struttura
è a nostra
disposizione
e non esiteremo
a utilizzarla
se commetterete
crimini
contro il popolo
statunitense».
Poi,
guardando fisso
verso la camera,
ha concluso:
«Se non ve ne andrete,
vi daremo la caccia,
vi arresteremo
e vi metteremo
in questo carcere
salvadoregno».
***
Immigrati sotto Trump II/1
La prigione
in questione
è il Cecot,
il maxi-penitenziario
anti-terrorismo,
offerto dal presidente
Nayib Bukele
all’alleato
Donald Trump
al costo
di 20mila dollari
l’anno
per detenuto.
Non è, però,
solo una questione
di soldi.
Il leader
salvadoregno,
che ha messo
in carcere
l’1 per cento
della popolazione
e governa
in permanente
stato di emergenza,
sa che “l’amicizia”
del vicino
è preziosa.
Da qui
l’accordo
di cooperazione
in materia
di sicurezza
firmato con Noem
appena dopo il video.
Quest’ultimo
ha aggiunto
nuove polemiche
a una vicenda
già incandescente.
L’espulsione
dei venezuelani
è avvenuta
nonostante
lo stop
dei giudici
e senza fornire
segni concreti
del legame
dei deportati
con il Tren
de Aragua.
Da “Avvenire”,
venerdì 28 marzo 2025.
Foto: Il polemico scatto
di Kirbi Noem
al Cecot salvadoregno /
Ansa