Castello di Fénis

Castello di Fénis

 

Dove si trova

Castello di Fénis
si trova nella frazione
Chez Sapin
del comune di Fénis
(547 metri di altitudine)

in provincia di Aosta,
nella regione Valle d’Aosta.

Contrariamente
alle regole di pronuncia
della lingua francese standard,
la “s” finale di Fénis
si pronuncia “Fenìs”.

Già abitato
in epoca romana
per lo sfruttamento
dei giacimenti
di pirite della zona,

Fénis,
nel Medioevo
e nel Rinascimento

appartiene
alla casata
degli Challant
fino al 1716.

Da Fénis,
passa la via delle Gallie,
strada romana consolare
fatta costruire da Augusto

per collegare
la Pianura Padana
con la Gallia.

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis5 / lorenzotaccioli.it

Descrizione

Castello di Fénis
La prima particolarità
visibile a occhio nudo

è che il castello
non sorge su un’altura,
ma al centro
di un’area pianeggiante:

un esempio
di architettura medioevale
che coniuga
le caratteristiche
di una fortificazione

– pianta pentagonale,
doppia cinta muraria
e torri di guardia –

all’eleganza di una
residenza signorile.

Giuseppe Giacosa
nel suo “I Castelli
Valdostani” (1905)
descrive così
il castello di Fénis:

«Di fuori
è un fascio di torri
che si accavalcano,
le une quadre e tozze
le altre rotonde,

sottili,
tutte merlate, armate,
irabertescate,
irte d’aggetti
di ogni maniera,

che sembrano
minacciare
soprusi e violenze,

che sfidano
il viandante
e gli gridano:
fuori,

che frastagliano
il cielo
con bizzarri profili.

Dentro
è un chiostro
raccolto, silenzioso,
tutto ombre,
sobrio e corretto

nelle insolite forme
e nei ricchi colori.

A vederlo di lontano
ha un’aria petulante
di spavaldo;
a chi v’ entra,
spira la calma dei forti».

Foto: Castello di Fénis1 / lovevda.it

***

Castello di Fénis
Il castello possiede
due cinte murarie merlate,

che offrono
il più vasto campionario
di torri riscontrabili
in un unico
complesso architettonico.

La cinta muraria
più esterna
è dotata di bastioni.

Le torri sono munite
di feritoie,
strette aperture verticali
per consentire il tiro
con archi e balestre,

e di un coronamento
di ballatoi (sorta di
balconi chiusi
e aggettanti
dalle pareti esterne),

sostenuti da beccatelli.
(archetti in funzione
di mensole).

Il muro rivolto a nord,
verso la strada maestra
che attraversava la valle
e quindi il più esposto
a eventuali attacchi,

è dotato di quattro
torrette circolari,
divenute cinque
in seguito ai restauri
degli anni Trenta.

All’interno della prima
cinta muraria
del castello,
si notano delle figure
e delle maschere
apotropaiche

(facce mostruose
che si trovano,
generalmente,
sugli stipiti delle porte
e sui balconi

per allontanare
il malocchio
e le energie negative)

La porta, sormontata
da un barbacane
e munita
di saracinesca,
immette
nella cinta interna.

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis3 Tra le due cinte murarie / lorenzotaccioli.it

Castello di Fénis

La seconda
cinta muraria
è più alta e dotata
di torrette angolari,

di una torre maestra
a pianta quadrata
(donjon)
e dalla Torre colombaia
di forma cilindrica,

il tutto collegato
da un percorso interno
(camminamento di ronda).

Per accedere
all’interno della struttura,
si passa vicino
alla torre maestra.

Questo ingresso
è stato realizzato
durante
la ristrutturazione
degli anni Trenta,

mentre
l’accesso originario
si apriva probabilmente
sul lato occidentale,
protetto dal donjon.

Il percorso
per addentrarsi fino
al nucleo centrale
del castello,
inoltre,
ricorda un labirinto,

ed è organizzato
in modo strategico
per compartimenti isolati,
costantemente
sotto il controllo
delle torri.

Foto: Castello di Fénis9 Antiche scuderie / lorenzotaccioli.it

***

Castello di Fénis
Una volta entrati
nel castello, si accede
ad un cortile chiuso
che circonda
la struttura centrale:

sul lato nordest
è presente
un edificio rettangolare:
la scuderia.

Il corpo centrale
del castello ha forma di
pentagono irregolare,

munito di torri circolari
agli angoli
e di torri quadrate,
al centro
dei lati più lunghi.

L’apparato bellico
imposto alla costruzione
condiziona però non poco
gli spazi civili,
che risultano,
seppure ampi,

poco illuminati
dalle scarse finestre
a crociera

che sostituiscono,
nel XV secolo,
le originali finestre
lobate trecentesche.

Foto: Castello di Fénis2 / italian-traditions

Il piccolo cortile,
di forma trapezoidale,
è chiuso su tre lati
dalle facciate interne,
dotate di balconi di legno.

Le ringhiere
che scorrono
lungo i balconi
sono fatte
di legno più pregiato

a seconda
dell’importanza
del piano.

Le pareti sono
interamente
affrescate con dipinti
in stile tardogotico,

In fondo al cortile
si trova uno scalone
semicircolare in pietra
che porta
ai piani superiori.

(Ora non più
accessibile al pubblico
al quale è anche vietato
scattare foto).

***

Castello di Fénis
È difficile oggi
stabilire con esattezza
la destinazione originaria
dei locali del castello:

per la maggior parte
delle sale
è entrata nell’uso
una nomenclatura
fantasiosa

e soltanto per alcune,
attraverso l’interpretazione
– peraltro complessa –
di un inventario
cinquecentesco

e delle strutture
architettoniche esistenti,
si conosce l’effettivo utilizzo.

Rispetto
alla struttura esterna,
più antica
e dichiaratamente
difensiva,

il nucleo interno,
terminato
agli inizi del ‘400,
ha un aspetto raffinato,
quasi
una residenza cortese,

segno dell’agiatezza
e della cultura
dei suoi inquilini.

Tutto il complesso
è disseminato
di simboli:

alcuni autori
hanno osservato
come persino
il percorso
di accesso alla dimora

possa essere letto
come un autentico
viaggio iniziatico.

Ci sono volute
svariate
campagne costruttive
e oltre cento anni
(XIII – XV secolo)

per la definizione
del maniero così come
lo conosciamo oggi.

Cenni storici

***

Castello di Fénis
Le prime notizie
riguardanti l’esistenza
di un castello
risalgono al 1242,

quando in un
documento ufficiale,
è citato
un Castrum Fenitii

come infeudato a
Gotofredo I di Challant
figlio di Bosone III e
co-visconte di Aosta
assieme ai suo fratelli.

(Visconte di Aosta,
è il titolo che indica
l’amministratore
della contea di Aosta
per conto
della famiglia Savoia).

Ebalo I (Ebalo Magno)
(? – 1323)
figlio di Gotofredo I,
nel 1295,
rinuncia al titolo
di Visconte d’Aosta,

che torna così
direttamente
ai Savoia.

Alla sua morte,
nel 1323,
segue una disputa
di famiglia
tra i suoi eredi.

Nel suo testamento,
infatti,
Ebalo I divide
i suoi beni tra i figli
Pietro, Giacomo,
Bonifacio e Giovanni

e i due nipoti
Ebalo II e Aimone,
figli
del suo primogenito
Gotofredo
morto alcuni anni prima.

La disputa
dura per anni,
finché nel 1337
i quattro figli
di Ebalo I

concedono
ai cugini
i feudi di Fénis
che va ad Aimone

e di Ussel e
Saint-Marcel,
che vanno
ad Ebalo II.

Foto: Castello di Fénis3 / lovevda.it

Castello di Fénis

Intorno al 1340,
sotto la signoria di
Aimone di Challant,
nipote di Ebalo I,

il castello di Fénis
viene ingrandito
e ristrutturato.

Viene ampliato
il corpo centrale,
che in parte riutilizza
strutture già esistenti.

Il maniero, inoltre,
viene dotato
di torrette angolari
e di doppia
cinta muraria merlata,

inglobando
la torre maestra
a pianta quadrata
(donjon)
e la Torre colombaia
di forma cilindrica,

All’epoca, il maniero
probabilmente
è costituito soltanto
dalla torre
di forma circolare
sul lato sud;

da una torre
quadrangolare
ancora
attualmente
presente

e situata a fianco
dell’ingresso principale;

da un ridotto corpo
abitativo centrale
e da una singola
cinta muraria.

Rispetto
all’aspetto attuale,
il cortile centrale,
molto più ampio,
è privo dello scalone
in pietra.

Inoltre, manca
completamente
il secondo piano
dell’edificio.

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis8 con torrette circolari agli angoli / lorenzotaccioli.it

***

Castello di Fénis
Il figlio di Aimone,
Bonifacio I di Challant,

che ricopre importanti
cariche militari
e diplomatiche
alla corte sabauda,

eredita il castello
dal padre nel 1387
e, nel 1392,
promuove una nuova
campagna di lavori,

con la quale l’austera
dimora fortificata
viene adattata
alle esigenze
della vita cortese.

Al corpo centrale
è aggiunto
un secondo piano,
ricavandolo
dal sottotetto

Si aprono
nuove finestre,
si realizzano
soffitti in legno
e portali in pietra,

si attua il rifacimento
dei camini.

Inoltre,
viene costruito
un nuovo
corpo di fabbrica
a ovest.

Il cortile interno
assume
l’aspetto attuale

con due piani
di ballatoi in legno,
e il grande scalone
in pietra semicircolare.

Nella parte esterna
si realizza invece
un giardino recintato.

A Bonifacio I
si devono anche
gli affreschi
del cortile interno
e della cappella,

commissionati
al pittore piemontese
– o alla sua scuola –
Giacomo Jaquerio,
maestro
del gotico internazionale,

e realizzati
tra il 1414/1415
e il 1430.

L’incertezza
sull’attribuzione
si unisce a quella
sulla datazione.

I critici notano,
alcuni errori
e limitazioni
negli affreschi
della cappella
e del cortile interno.

***

Castello di Fénis
Con la morte
di Bonifacio I
nel 1426

inizia una fase
di declino economico
per la famiglia
Challant-Fénis,

a cui corrisponde
un periodo
di stasi edilizia
per il castello.

Bonifacio II,
figlio di Bonifacio I,
si limita
a far tramezzare
sul lato orientale
il ballatoio

per ricavarne
dei nuovi locali,
ma mutilandone
il ciclo di affreschi.

Commissiona
a Giacomino da Ivrea,
pittore molto attivo
in Valle d’Aosta,

i dipinti sulla parete
che chiude a est
il cortile centrale.

È attribuibile a lui
anche il fregio araldico,
nel ballatoio a sud,
con gli stemmi

dei committenti e
delle famiglie nobili,
legati
per vincoli di parentela,
patrimoniali,
politici e religiosi.

Dopo di lui,
per circa 250 anni,
praticamente,
non vengono realizzate
nuove costruzioni.

Castello di Fénis

Luigi e Amedeo,
figli di Bonifacio II
e Umberto,
nipote di Bonifacio II,

ereditano
da Bonifacio II
il feudo di Fénis.

Carlo di Challant,
figlio di Umberto,
riceve il titolo
di Barone di Fénis,
che passa
ai suoi discendenti:

ossia
Francesco di Challant,
figlio di Carlo;

Giovanni Prospero
di Challant,
figlio di Francesco;

Claudio Leonardo
di Challant, figlio
di Giovanni Prospero;

Antonio Gaspare Felice
di Challant,
figlio di Claudio Leonardo,
che muore
senza eredi maschi
nel 1705.

***

Castello di Fénis
A contribuire
alla rovina
della famiglia

è anche il processo,
durato più di un secolo,
per l’assegnazione
dell’eredità
di Renato di Challant.

Quando muore, nel 1565,
in mancanza di figli maschi,
Renato lascia i suoi beni
alla figlia Isabella
e al marito Giovanni
Federico Madruzzo.

Ciò però va contro
i principi
della Legge Salica,

che non consentono
la trasmissione
dell’eredità
per via femminile,

per cui i cugini maschi
di Isabella
intentano causa
contro di lei e,
in seguito,
contro i suoi discendenti.

Il processo
termina solo nel 1696,

quando i Del Carretto
di Balestrino,
eredi di Isabella
e Giovanni Federico,

devono restituire
il titolo di conte
di Challant
e i beni di Renato

a Francesco Gerolamo,
appartenente
al ramo cadetto
degli Challant Châtillon,
padre di Giorgio Francesco
di Challant Châtillon.

Foto: Castello di Fénis6 / lorenzotaccioli.it

***

Castello di Fénis
Giorgio Francesco,
affetto da ludopatia
(dipendenza patologica
dal gioco d’azzardo),

per onorare
i debiti di gioco,
vende il complesso
al conte Baldassare
Saluzzo-Paesana,

membro del
Senato piemontese,

per l’enorme cifra
di 90.000 lire.

Il casato Saluzzo-
Paesana, ne detiene
il titolo per tutto
il secolo XVIII,

e poi, durante
la Rivoluzione Francese,
nel 1798,

cede il maniero,
ormai obsoleto
e in grave stato
di abbandono,
a tal Pietro
Gaspare Ansermin,

la cui famiglia
lo conserva
fino ai primi anni
dell’Unità d’Italia,

rivendendolo,
infine, nel 1863,
a Michele Baldassarre
Rosset di Quart.

Quest’ultimo
rileva l’edificio,
quando è
molto degradato
nelle strutture
e nelle funzioni.

Nel frattempo, infatti,
l’edificio è spogliato
del mobilio e utilizzato
come casa colonica:

le sale del pianterreno
vengono adibite a stalle,
mentre il primo piano
diventa un fienile.

Il figlio
di Michele Baldassare,
Giuseppe Rosset,
diplomatico a Odessa
per il Governo Italiano,

nel 1895,
cede allo Stato Italiano
la residua struttura
per la modesta cifra
di 15.000 lire,

mediatore
l’architetto-archeologo
Alfredo d’Andrade.

Castello di Fénis

Alfredo d’Andrade
inizia, nel 1898,
una campagna di restauri

continuata fino al 1920
sotto la supervisione,
in seguito,
di Bertea e di Seglie.

Scopo
di questa campagna,
anche a causa dei
pochi fondi disponibili,

è soprattutto
arrestare il degrado
del castello,

mettendo in sicurezza
i muri pericolanti,
rifacendo alcuni tetti,
restaurando i solai
e i serramenti

e costruendo a est
una nuova strada
di accesso al castello.

Alfredo d’Andrade,
inoltre, utilizza
il cortile del castello
come modello

per la Rocca
del Borgo Medievale
di Torino,

realizzato
in occasione
dell’Esposizione
Generale Italiana
Artistica e Industriale
del 1884.

***

Castello di Fénis
Una seconda campagna
di restauri ha luogo
a partire dal 1935,

a cura del Ministro
dell’Educazione Nazionale
Cesare Maria De Vecchi
e dell’architetto
Vittorio Mesturino.

che vogliono accentuare
l’aspetto medievale
del castello,
compromettendo
in parte la leggibilità
della struttura originaria.

Durante questa
tranche di lavori
viene ricostruita
quasi interamente
la prima cinta muraria

e spostato
l’ingresso principale,
che un tempo
era situato ad ovest.

Si decide di allestire
nel castello un museo
dell’ammobiliamento
valdostano.

Vengono riarredate
le stanze ormai prive
del mobilio originale:

la poca competenza
in ambito medievale,
che guida l’operazione,
porta all’acquisizione
di cassoni, tavoli, sedie,
sculture, suppellettili

solo in minima parte
valdostani e,
in taluni casi,
addirittura falsi.

Il castello, dichiarato
monumento nazionale,
nel 1896, nel 1906
è acquisito
dallo Stato Italiano.

Ora è proprietà
dell’amministrazione
regionale
della Valle d’Aosta.

È visitabile solamente
tramite visite guidate.

Castello di Fénis

Dovrebbero partire
alla fine della
prossima estate 2025
i lavori di sistemazione
dell’area antistante
il castello.

Il progetto,
partito nel 2018
e affidato all’architetto
Rosset Roberto di Aosta,

prevede la costruzione
di una nuova
struttura interrata
finalizzata a ospitare
una biglietteria,
i servizi igienici,

una sala multimediale
con proiezione
di video promozionali
e un coffee shop
con prodotti locali.

Il costo complessivo
dell’intervento
è di 3,9 milioni di euro,

di cui 3,7 milioni di euro
di finanziamento regionale
e i restanti 200 mila euro
di fondi propri.

Per conoscere
il nuovo volto
del castello di Fénis,

illustrato durante
l’ultima seduta
del Consiglio comunale,

serviranno
almeno due anni.

Foto: Castello di Fénis10 La torre quadrata che immette nel cortile interno / lorenzotaccioli.it

Visita al castello

***

Castello di Fénis
Varcato l’ingresso,
ci si trova sotto
la torre maestra,
a pianta quadrata
(donjon).

Sulla destra,
c’è la torre semicircolare
detta colombaia,
dove erano ospitati
i piccioni viaggiatori

che,
in caso di assedio,
assicuravano
le comunicazioni
con l’esterno.

Superata la cinta muraria
ci si ritrova
in un cortile chiuso,
che circonda
la struttura centrale.

Sul lato nord-est
di questo cortile
è presente
un edificio rettangolare
un tempo adibito
a scuderia,

e oggi ospita
i servizi igienici
aperti ai visitatori.

Dal cortile,
hanno inizio
le visite guidate.

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis2 Gli affreschi nel cortile / lorenzotaccioli.it

Il cortile

Castello di Fénis
Il cortile,
a forma trapezoidale,
presenta, al centro,
uno scalone semicircolare
in pietra

che conduce
al piano rialzato
(non accessibile
durante la visita).

Sulla sommità
dello scalone
svetta un affresco
raffigurante San Giorgio
che uccide il drago.

realizzato intorno al 1415
e attribuito alla bottega
di Giacomo Jaquerio.

Sull’affresco si può notare
il monogramma BMS,
interpretato come le iniziali
del committente,
Bonifacium Marexallus
Sabaudiae.

Gli affreschi

Castello di Fénis
Il cortile è circondato
su tre lati da una doppia
balconata in legno
posta proprio
in corrispondenza
dei piani superiori.

Foto: Castello di Fénis13 Saggi con cartigli con massime in francese / lorenzotaccioli.it

Le pareti
delle balconate

(il cui accesso
è ora chiuso
per non rovinare
gli affreschi)

sono affrescate
con una serie
di 24 ritratti di Saggi
di ogni tempo

(solo alcuni di loro,
conservano
anche il loro nome:
Plato, Joseph, Anselmus,
Boeces, Jacob, (Eus)ebius

mentre la maggior
parte di essi
sono ormai illeggibili).

I Saggi reggono cartigli
dove sono riportati
proverbi e massime
redatti in francese antico.

Tra questi Saggi
è raffigurato anche
un personaggio
in costume arabo,

probabilmente
per ricordare
la partecipazione
dei Challant
a una crociata.

Castello di Fénis

Tra i proverbi
e le massime morali
è possibile citare:

«Il n’est pas sire de son pais /
qui de ses homes est hais /
bon doit estre sire sclamés /
qui de ses freres est amés.»

(«Non è signore del suo paese /
chi è odiato dai suoi soggetti /
ma deve essere proclamato signore /
chi è amato dai propri fratelli»).

«Se uns homs avoit a goeverner /
le ciel la terre et la mer /
et tous hommes que Dieu a fais /
ni aroit riens cil navait paix».

(«Se un uomo avesse sotto di sé /
il cielo, la terra e il mare /
e tutti gli uomini che Dio ha creato /
non avrebbe niente se non avesse pace»).

Nella copia del cortile interno
del castello di Fénis,
conservata nel cortile
della Rocca
del Borgo Medievale
di Torino

si trova anche
una sorta di profezia

«Maneat domus
donec formica
aequot bibat
et lenta testudo totum
perambulet orbem».

(«Duri questa casa,
finché la formica
abbia bevuto il mare
e la lenta testuggine
abbia aggirata
tutta la terra»).

Il motto della famiglia
è Tout est et n’est rien,
ovvero “tutto è,
e non è niente”,
a significare quanto
sia effimera la vita.

***

Castello di Fénis
Gli affreschi,
che si trovano
nella parete orientale,

sono aggiunti,
invece, per volontà
di Bonifacio II.

Questi sono opera
di Giacomino da Ivrea
un pittore di mediocri
capacità artistiche,
ma attento alla resa
di particolari realistici
che vivacizzano le scene:

l’apparizione
miracolosa di Cristo
tra le corna di un cervo
a S. Uberto,
appassionato cacciatore,

rappresentato
con la sua muta di cani;

il martirio di S. Apollonia
legata ad un tronco di albero,
alla quale due carnefici,
muniti di grosse tenaglie,
strappano i denti.

E ancora la scena
dell’Annunciazione
e un verziere
delimitato in alto
da una serie di stemmi
della famiglia Challant.

Sotto di essi è dipinta
la figura di S. Cristoforo,
la cui attribuzione
è resa difficile dai
pesanti restauri subiti.

Vano della cisterna

Castello di Fénis
Nel cortile si apre anche
il vano della cisterna.

Il suo nome
è legato al fatto
che questo spazio
è al di sopra
di una cisterna,
interrata

della capacità
di 5.000 litri

L’acqua piovana
è raccolta collocando
botti in legno
sotto i doccioni,

(elementi architettonici
in cui confluisce
la pioggia caduta sul tetto).

I domestici poi
provvedono a svuotare
le botti nella cisterna
e a riposizionarle
sotto i doccioni.

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis15 Vano della cisterna / lorenzotaccioli.it

Oggi nel vano
della cisterna
c’è un carro
in legno di noce,

decorato
con tralci di vite
e girali vegetali.

Sulla sbarra centrale
c’è invece
il nodo sabaudo.

La particolarità
di questo carro,
riccamente intagliato,

è che risale
a un periodo
tra il seicento
e il settecento.

Gli interni

Castello di Fénis
Nel seminterrato
si trovano le cantine

e forse – ma l’inventario
del Cinquecento
non ne fa menzione –
le prigioni costituite
solamente da due celle.

La cella di rigore è riservata
a coloro che hanno commesso
reati particolarmente gravi.

I prigionieri, denudati, legati,
sono bagnati con acqua fredda.
Esposti alla corrente d’aria
prodotta da due finestrelle,
muoiono in pochi giorni
per “cause naturali”.

Questa è la giustificazione
che i Challant danno ai Savoia,
nobili di rango superiore,
dal comportamento
assai più umano.

La seconda cella
chiamata cella comune,
è invece riservata
a coloro che
hanno commesso reati lievi.

Non si sa nulla
sui tempi di permanenza
nella cella,

ma le ridotte dimensioni
della stessa e la cultura
particolarmente crudele
del tempo

inducono a pensare
che la mortalità
fosse assai elevata.

“Grande Salle Basse”

Castello di Fénis
Dal cortile
si accede a una grande
stanza rettangolare

che occupa gran parte
del lato nord
del piano terra.

Questa stanza,
menzionata come
“Grande Salle Basse”
in un inventario
redatto nel 1551

è oggi chiamata
“Sala d’Armi”
per la presenza
di una rastrelliera
per picche.

Il locale, all’epoca,
è anche dotato
di un trabocchetto
per i condannati a morte,

una sorta di pozzo
con le pareti
completamente
rivestite di lame.

Foto: Castello di Fénis16 Chambre Basse / lorenzotaccioli.it

I visitatori odierni,
però, non vedono
il trabocchetto,
bensì un grande
plastico del castello.

Il soffitto in legno
di questa come
della maggior parte
delle altre sale

è stato rifatto,
invece, durante
i lavori di restauro
del XX secolo.

In questa stanza
sono posizionati
alcuni tavoli.

Sono esposte anche
due madie

(tavoli con due livelli,
quello superiore
per mangiare
e quello inferiore
per impastare il pane;

al suo interno poi
vengono conservate
le pagnotte).

Sempre in questa stanza,
come in altre
di maggiore importanza,

alle pareti sono presenti
varie decorazioni pittoriche
come rombi, cerchi,
motivi vegetali.

Il tavolo al centro,
invece,
è caratterizzato
da sostegni
a foggia di anfora.

Castello di Fénis

Da questa sala
si accede
alla sala da pranzo,
così chiamata in seguito
all’allestimento
del museo del 1936,

mentre l’inventario
del 1551 la definisce
“Chambre Basse”.

Questa stanza
è grande circa la metà
della precedente
ed è accessibile
direttamente dalla prima.

Foto: Castello di Fénis17 Il grande camino / lorenzotaccioli.it

Adiacente
alla sala da pranzo
si trova quella
che doveva essere
la grande cucina
del castello,

come suggerisce
la presenza di un
monumentale camino

le cui dimensioni
sono talmente ampie
da rappresentare
quasi una stanza a sé.

Solo l’apertura sulla stanza
è più alta della normale
misura d’uomo
e la canna fumaria,
molto ampia,
è alta oltre tre metri.

Con tale struttura
il camino, non solo
serve a cucinare,
ma anche a diffondere
calore ai piani superiori.

La stanza è arredata
con vari tipi
di credenze in legno.

Sempre in cucina, sotto
ad una finestra trilobata
è collocato
un lavandino in pietra
con un sistema di scolo
all’esterno.

Gli altri vani del pianterreno
sono più bui e disadorni,
destinati ad uso di servizio:
deposito per attrezzi,
dispensa, legnaia.

Attualmente vi si trovano
un carro agricolo
e una serie
di bauli e forzieri.

Primo piano

Castello di Fénis
Non essendo più accessibile
lo scalone centrale del cortile,

si sale agli altri piani
tramite una scala
laterale di ferro
che conduce fino
alla sommità
della torre.

Salendo,
si possono vedere,
lungo le pareti,
le porte dei bagni,

nei quali l’igiene
è garantita grazie
a un sistema
di canalizzazione
e di scolo

e non quindi
a caduta libera.

Al primo piano
le stanze sono più luminose,
spesso affrescate.

Un tempo erano tappezzate
da arazzi che servivano,
sì come decori,
ma principalmente
per mantenere
maggiormente il calore.

Si arriva in una stanza
lunga e stretta,
dalla forma irregolare.

Non è chiaro quale è
l’impiego originario
ma la presenza
dell’acquaio oltre che
del grande camino

lascia pensare che
anche questa stanza
fosse utilizzata
come cucina.

Oggi ci si trova
una campionatura
di vari sedili
presenti nella collezione
del castello.

Tra i più particolari
ci sono le sedie
pieghevoli a stecche.

Foto: Castello di Fénis19 Chambre des tolles con grande camino / lorenzotaccioli.it

Chambre des tolles

Castello di Fénis
Al centro del lato sud
si trovano la stanza
che nell’inventario
del 1551 è definita
“chambre des tolles”,

arredata
con alcuni cassoni
il cui lato anteriore
è caratterizzato da una
facciata decorativa
ad arcatelle cieche,

e l’adiacente
“cabinet de la
chambre des tolles”,

che ospita un letto
un cassone del XVI secolo
e una cassapanca
ottocentesca,

provenienti dalla collezione
dell’industriale
Riccardo Gualino.

Giustino Boson
nel suo libro
Il castello di Fénis

chiama queste due stanze
rispettivamente
“sala da pranzo” e
“camera della signora”.

Castello di Fénis21 Poelle La stanza riscaldata / lorenzotaccioli.it

Castello di Fénis

Si passa poi alla Poelle,
ovvero la stanza riscaldata.

Il camino,
in realtà presente in quasi
tutte le stanze del castello,
le conferisce questo nome.

Lo stesso camino fa sì
che le venga attribuito
un altro nome
in epoca moderna,
ovvero “tribunale”.

Il motivo è che sopra il camino
è presente un affresco
che raffigura le virtù cardinali
(Prudenza, Fortezza,
Giustizia, Temperanza),

tra le quali risalta
in maniera netta
la Giustizia.

I mobili qui esposti
sono dei cassoni da corredo
tipici della zona del Monviso.

Si prosegue la visita
con la Chambre Blanche
così chiamata
nell’inventario del 1551

e che nel 1936,
è stata trasformata
nella camera da letto
del barone (Camera Domini).

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis23 Camino con stemma degli Challant / lorenzotaccioli.it

Questa stanza
è caratterizzata
dal camino in pietra
sul cui bordo è scolpito
lo stemma Challant:
rosso e bianco a banda nera.

I mobili presenti qui
sono l’esempio di numerose
tecniche decorative
per gli arredi:

dall’intaglio alla pittura,
passando per incisione,
tornitura, intarsio e pirografia.

Tra questi c’è un cassone
a sarcofago con pannelli
a riquadri concentrici
degli inizi del cinquecento.

Castello di Fénis22 Letto con colonnine tortili / lorenzotacchioli.it

Il letto a baldacchino
con colonne tortili
non è originario del castello.

La camera da letto
della contessa,
col pavimento dorato,
non è visitabile.

Entrambi i locali
sono i più confortevoli
del castello in quanto,
oltre a essere attigui
al camino principale,

sono i soli
ad essere dotati
di una bussola
per limitare
la dispersione
del calore.

Salle de la Chapelle

Castello di Fénis
La visita al castello
si conclude nella
Salle de la Chapelle:
salone di rappresentanza
con annessa la cappella.

In passato la sala
era probabilmente divisa
in due da una grata lignea.

Foto: Castello di Fénis27 / lorenzotaccioli.it

Il Salone di rappresentanza
è dotato di un camino
e un grande tavolo
con sedie in legno
con tre appoggi o piedi
invece che quattro,

per ottenere stabilità
anche a causa
delle imperfezioni
del pavimento;

un’ampia finestra
e decorazioni pittoriche
alle pareti
con motivi geometrici.
a losanghe bicolori,
simili a quelle del cortile.

Tali decorazioni
furono eseguiti durante
il restauro del XX secolo
sulla base di un frammento
del XIV secolo

rinvenuto
da Alfredo d’Andrade
nei pressi del camino.

Castello di Fénis24 Cappella con crocifisso duecentesco / lorenzotaccioli.it

Castello di Fénis

L’inizio della cappella
è evidenziato da una trave
che attraversa
trasversalmente
la grande sala rettangolare.

In corrispondenza di essa
si trova un pregiato
crocifisso ligneo

che i recenti restauri
hanno permesso di attribuire
alla bottega del Maestro
della Madonna di Oropa.

In realtà il crocifisso
non fu rinvenuto nel Castello,
ma nel sottotetto
parrocchiale di Fénis, nel 1991.

È stato datato
intorno al 1295-1300.

Diversamente
dalla decorazione geometrica
del resto della stanza,

le pareti laterali
della cappella
sono completamente
affrescate con figure
di santi e apostoli

disposte su due file
sovrapposte.

Foto: Castello di Fénis25 Cappella con Madonna della Misericordia / lorenzotaccioli.it

La parete di fondo
è divisa in due
da una grande finestra
ai cui lati si trovano

a destra
una Crocifissione
e a sinistra,
una Madonna
della Misericordia.

Ai piedi della Madonna,
protetti dal suo mantello,
vi sono due gruppi di fedeli
separati in laici
(sulla destra di chi guarda)
e religiosi
(sulla sinistra di chi guarda).

Tra di essi
è possibile riconoscere
diverse figure dell’epoca,
tra i quali il Papa
e l’Imperatore

come capofila
rispettivamente
dei religiosi e dei laici,

e alcuni membri
della famiglia Challant,
come il committente
delle opere Bonifacio I,
in primo piano a destra,

che indossa
la houppelande rossa,
ovvero il soprabito.

I recenti restauri
eseguiti sugli affreschi
della cappella
hanno messo in evidenza
alcuni dettagli

che fanno pensare
a una certa fretta
di concludere il lavoro,

come la presenza
nell’affresco
della Crocifissione
della traccia di una figura
in armatura inginocchiata,
mai realizzata.

***

Castello di Fénis
Il secondo piano
del castello,
non accessibile
durante le visite guidate,

è raggiungibile
solo attraverso
una scala a chiocciola.

Esso era riservato
agli ospiti, alla servitù
e ai sodati.

Dal secondo piano,
attraverso
la torre del lato ovest,
si accede al tetto,
dove si trova
un cammino di ronda.

Castello di Fénis
Foto: Castello di Fénis2 Tetto in lose di pietra / lovevda.it

Il tetto, in lose di pietra,
è caratterizzato
da un doppio spiovente,

la parte interna del quale
convoglia l’acqua
verso il cortile centrale
sottostante dove poteva
essere raccolta
nella cisterna.

Curiosità del Castello di Fénis

1. Anche Fénis,
come ogni castello
degno di nota,
ha il suo fantasma.

La leggenda narra
che una donna,
sposa in seconde nozze
con uno dei padroni
del castello,

per assicurare a suo figlio
l’eredità di famiglia,
uccide il figliastro,
nascondendo il suo corpo
negli anfratti del castello.

Pare che
il fantasma del bambino
si aggirerebbe ancora adesso
tra le stanze, spostando
oggetti e suppellettili.

2. Misteriosi sono anche
i numeri magici
che si ripetono
all’interno del castello.

Sette sono i gradini
dello scalone semicircolare,

otto invece le punte
della stella contenuta
in una circonferenza
contenuta
tra lo stemma dei Savoia
e lo scudo degli Challant

un simbolo che
gli storici dell’arte
chiamano nastri d’eternità,

perché è possibile
percorrere tutto il disegno
e tornare al punto di partenza,
in un percorso
senza interruzioni.

3. Nel 1985 sono stati girati
nel castello gli esterni del film
Fracchia contro Dracula
di Neri Parenti.

Nel 2006 il maniero
è stato usato come set
per alcune scene
della miniserie televisiva
La Freccia Nera

Nel 1976 le Poste Italiane
hanno dedicato al castello
un francobollo da 150 lire
nell’ambito
della quarta emissione
della serie “Turistica”.

Nel 2013 la zecca italiana
gli dedica una moneta
della serie “Italia delle arti”
da 10 Euro con finitura
a fondo specchio.

Sul diritto
è ritratto il castello
mentre sul rovescio
è rappresentato
l’affresco di San Giorgio.

Foto: Castello di Fénis1
Hagai Agmon-Snir /
commons.wikimedia.org

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